La pappa dolce
pedagogia e didattica, arte e manualità, per l'educazione familiare
HOMEPAGESCUOLA MONTESSORISCUOLA STEINERIANA o WaldorfMATERIALE DIDATTICO AREA LINGUISTICO-ESPRESSIVA: Italiano, Inglese, Musica, Corpo movimento sport.MATERIALE DIDATTICO AREA MATEMATICO-SCIENTIFICO-TECNOLOGICA matematica, scienze, tecnologia.MATERIALE DIDATTICO AREA STORICO-GEOGRAFICA Storia, Geografia, Cittadinanza e Costituzione
OFFERTA FORMATIVA, POF Scuola d'Infanzia della maestra Maria
OFFERTA FORMATIVA, POF classe prima della maestra Maria
OFFERTA FORMATIVA, POF classe seconda della maestra Maria
OFFERTA FORMATIVA, POF classe terza della maestra Maria
Legislazione: istruzione familiare e P.O.F.
EDUCAZIONE LIBERTARIA, Francesco Codello
Scuola libertaria: Alexander Neill e la Summerhill
Scuola libertaria: David Gribble e altro ancora...
HOMESCHOOLING
PEDAGOGISTI ARTISTI: Bruno Munari
JOHN CAGE - Il silenzio
ITALO CALVINO - fiabe italiane e altro
Contattami, links
HOMESCHOOLING


 

homeschooling
un interessantissimo articolo scritto dalla prof. Sandra Chistolini Ordinario di Pedagogia generale e sociale - Università degli studi Roma Tre

Siraluna
il racconto di un'esperienza di scuola familiare

Utilecomune
un articolo sulla scuola familiare

efficienza dell'homeschooling
uno studio inglese

John Taylor Gatto
come l'istruzione pubblica mutila i nostri ragazzi e perchè



 
Homeschooling
In compagnia del prof. Duccio Demetrio, ordinario di Filosofia dell'educazione all'Università di Milano Bicocca, di Sasha carnevali, giornalista, di Sibille e Raffaella, entrambe mamme, parliamo di homeschooling, cioè del fenomeno, soprattutto americano, di quei genitori che scelgono di non mandare a scuola i figli, facendo loro lezione in tinello o in soggiorno.

A scuola nel tinello
di Sasha Carnevali
Oggi negli Stati Uniti due milioni di bambini non vanno a scuola: studiano a casa, accuditi dai genitori. È il fenomeno dell'homeschooling, in forte crescita. E non solo tra agricoltori residenti in zone sperdute o evangelici che diffidano dei programmi statali: a ricorrervi è sempre più spesso anche la borghesia metropolitana ...
 


M I N I ST E RO D E L L’ I ST R U Z I O N E D E L L’ U N I V E R S I T À E D E L L A R I C E RC A
U F F I C I O S C O L A ST I C O R E G I O N A L E D E L L A B A S I L I C ATA
Direzione Generale - Nucleo Autonomia “Il Nodo - Scuole in rete” - n. 30 - Anno IX
http://www.basilicata.istruzione.it/allegati/2008/nodo_30.pdf
SANDRA CHISTOLINI Ordinario di Pedagogia generale e sociale - Università degli studi Roma Tre - La libertà dell’infanzia

Un senso profondo di ribellione prende ogni persona costretta a pensare fuori della proprialogica e a credere a cose futili ed inutili ai fini della crescita umana. Eppure l’educazione che diffondiamo tende spesso ad essere proprio questa: spingiamo i bambini a fare anche quello che non piace e gli adulti ad obbedire alle istituzioni, pensando che l’ossequio alle regole sia la via d’uscita al disordine e al conflitto sociale. Educhiamo più spesso alla conservazione dello stato esistente che alla produzione di senso e al pensiero che si autogenera. Il paradosso dell’epoca contemporanea sta nella libertà imprigionata dell’infanzia e nella autorità sanzionata della non infanzia. I bambini hanno la giornata scandita da obblighi e da compiti, con una progressiva riduzione dello spazio destinato al tempo libero e al gioco. Gli adulti, la non infanzia, hanno orari da rispettare e relazioni da coltivare per affermare la propria autorità. C’è poco tempo per parlare, ed il dialogo è spesso rivolto a far cambiare idea all’altro, piuttosto che al sano confronto dei diversi punti di vista. Dialogare significa stabilire un rapporto comunicativo in un campo nel quale regna la libertà della persona che si esprime anche fuori delle regole, non perché non abbia una disciplina di condotta, ma perché l’uscire dal seminato è il segno della nascita di opportunità insospettate nei contesti che solo e semplicemente accettano quanto già stabilito.
Questa breve premessa per introdurre il tema della scuola familiare, in inglese homeschooling, nata negli USA nella dizione che la definisce, diffusa ormai in tutto il mondo e divulgata anche in Italia. Della homeschooling fanno parte anche gruppi di genitori che si ispirano alla scuola WaldorfSteiner e al metodo Montessori.
Aumentano i genitori che cercano il meglio per i figli e la preoccupazione di fornire una migliore educazione lontano dai rischi della violenza che esplode nelle scuole, del bullismo, della droga che tra il 1980 e il 1990 hanno severamente compromesso il modello pubblico di istruzione, conduce a selezionare la homeschooling e ad aderire completamente al movimento di riforma dell’educazione che la sostiene.
La critica alla scuola pubblica si inoltra nella constatazione della separazione tra docenti e alunni. Gli insegnanti non si interessano dei bambini, non li amano. Per educare ci deve essere amore per l’infanzia e nessuno ama i figli più dei genitori naturali, è dunque un bene che siano il padre e la madre i maestri dei propri figli. Le scienze empiriche non possono misurare l’amore e la bontà che invece sono frutto di una più completa esperienza di crescita umana completa. L’ambiente familiare accoglie il bambino e i genitori si preoccupano della sua anima, non solo del suo corpo e delle sue reazioni a standard educativi esterni. I fautori della homeschooling lamentano il fatto che il sistema educativo pubblico continua ad anticipare l’età di ingresso dei piccoli nella scuola, allontanandoli troppo presto dalle cure amorevoli ed attente della famiglia. Per chi opta per l’homeschooling, le ragioni del cuore, dell’affetto familiare, dell’amore, dell’attenzione da rivolgere al bambino sono prioritarie, rispetto alla conformità ad una norma comune dominante, ma non esclusiva. Tali ragioni sono giustificate dalla filosofia che vede nella persona il valore più alto da tutelare e salvaguardare, anche in contrapposizione alle istituzioni che, perseguendo un certo bene comune, talvolta dimenticano la visione d’insieme dell’educazione volta al bene.
La prima tappa della buona educazione è quella che comincia dai sentimenti, continua con la memoria, prosegue con l’immaginazione, l’intuizione e l’intelletto, il tutto armonizzato dall’amore.
Nel Regno Unito l’educazione in casa, conosciuta come home education, è da molto tempo un diritto legale. Non sono disponibili dati ufficiali aggiornati, le raccolte statistiche contano circa 50.000 bambini in età di scuola dell’obbligo educati tra le mura domestiche. Le famiglie che si avvalgono di tale modalità si possono collegare in rete e ricevere informazioni sui propri diritti e le proprie responsabilità.
Durante i lavori della Commissione sui diritti umani, riunita l’8 aprile 1999, è stato riconosciuto il diritto umano internazionale dei genitori di educare i figli, secondo i propri valori e la propria concezione dell’educazione. In tale contesto, la homeschooling si presenta come una realizzazione della libertà della famiglia di scegliere come educare i figli, avendo valutato i modelli esistenti.
L’home education è la dizione preferita, trattandosi di autoeducazione e di educazione in casa dei genitori nei confronti dei propri figli.
Steiner e Montessori ispirano spesso i genitori che educano in casa.
La Steiner Waldorf homeschooling propone il curricolo, muovendo dalle idee dell’antroposofia divulgata dal pensatore austriaco Rudolf Steiner, considera la centralità dell’allievo e riprende le indicazioni metodologiche delle fondazioni ed associazioni steineriane diffuse ormai in tutto il mondo. I genitori leggono i libri di R. Steiner e ne attualizzano gli insegnamenti a casa. La libertà del bambino che apprende, secondo i suoi ritmi quotidiani di sviluppo non mortifica il suo desiderio di conoscere. La frustrazione e la noia che alcuni bambini sperimentano nella scuola vengono eliminate, a favore di una attenzione costante ai bisogni dell’infanzia. I genitori che scelgono d’insegnare ai figli in casa, ricreano le condizioni della libera scuola Waldorf e possono collegarsi on line, ottenendo le informazioni e le indicazioni necessarie per seguire il programma in uso nelle scuole steineriane. La distribuzione del piano di lavoro in settenni è una delle caratteristiche di questa educazione. I genitori si ritrovano intorno ad una concezione dell’infanzia che sottrae i bambini alle forzature dell’epoca contemporanea, per la giusta espressione dello spirito che unisce l’uomo al creato. Alla scuola viene sostituito il concetto di ambiente educativo, del resto non nuovo nella storia del pensiero dell’educazione.
Qualcosa di analogo sta avvenendo nell’uso domestico e privato del metodo Montessori. Con il nome Montessori Homeschooling Groups (2006) si indicano i gruppi di genitori che scelgono di educare i figli in casa, secondo il metodo Montessori. Questi genitori possono comunicare in rete e scambiare idee, problemi, proposte. La filosofia, la pratica, il materiale Montessori sono alla base dell’educazione domestica. L’esperienza risulta diffusa negli USA. Spesso si tratta di madri che hanno seguito corsi di qualificazione per insegnare secondo il metodo Montessori.
Documenti reali sui risultati entusiasmanti conseguiti da genitori che sono passati per la stessa soluzione educativa confermerebbero l’efficacia del metodo. Il confronto della teoria e della prassi pedagogica delle Scuole Steiner e delle scuole di metodo Montessori sono oggetto di ampio studio e revisione critica.
 
Le famiglie che scelgono di avvalersi di questa forma di educazione, hanno l’obbligo di includere nel loro insegnamento l’intero curricolo della scuola pubblica e di accettare le verifiche ufficiali sui risultati dell’insegnamento svolto. Secondo i dati diffusi della letteratura scientifica, in particolare da Taylor e Petrie nel 2000 e da Mertin nel 1999, i genitori che si avvalgono dell’homeschooling sono quelli che hanno sviluppato un alto senso di responsabilità verso l’educazione dei figli, i bambini sono ben socializzati ed equilibrati dal punto di vista emotivo, non sono timidi, parlano speditamentee si esprimono senza vergogna, si comportano in modo appropriato all’età.
Le ragioni della homeschooling sono: l’insoddisfazione per la scuola esistente; la considerazione che i genitori sono i migliori insegnanti per i figli; la libertà di usare più metodi pedagogico-didattici; le convinzioni religiose; lo scarso riconoscimento del bambino come persona da parte della scuola; l’adesione ideologica e non religiosa dei genitori; i frequenti spostamenti di residenza della famiglia.
La legislazione italiana considera l’educazione un obbligo, un dovere ed un diritto. I genitori possono affidare i figli alla scuola, pubblica o privata, oppure possono decidere di educare i figli in casa, senza rivolgersi al servizio scolastico. Quando l’educazione avviene in casa, la certificazione per il passaggio da un grado all’altro viene rilasciata dalla scuola pubblica del territorio di competenza, previo l’avvenuto superamento dell’esame previsto allo scopo. In tutti i casi, i genitori dimostrano di essere in grado di avere le capacità di istruirei figli. In Italia l’esperienza della homeschooling risale alla seconda metà del Novecento del secolo scorso,e si afferma intorno al 1970. In corrispondenza della diffusione della scuola elementare e media, dell’ampliamento dell’istruzione secondaria, della crescita della popolazione entrata nell’istruzione universitaria, si avverte in alcuni strati della popolazione la necessità di riaffermare il diritto della famiglia a scegliere quale educazione adottare per i figli e a definire autonomamente ed indipendentemente quale modello pedagogico-didattico privilegiare. L’esigenza non poteva  certo venire dalle classi più svantaggiate della gerarchia sociale e da chi vedeva nella scuola un mezzo di emancipazione e di riscatto da condizioni di vita disagiate, di povertà e di abbandono. La componente socio-culturale e economico professionale di chi in quegli anni decideva e sceglieva di educare i figli in casa, non può essere trascurata per una giusta collocazione dell’intero fenomeno. I genitori istruiti, riusciti nella vita professionale,i benestanti, coloro che nutrono dosi rilevanti di autostima verso se stessi e di fiducia nel futuro possono in concreto non mandare i figli a scuola. Per chi è invece sottoposto ad una situazione di esame permanente, dalla nascita alla morte, la scuola ed il successo negli studi sono fondamentali.
L’homeschooling si è comunque sviluppata anche in Italia e sta diventando, per genitori e famiglie, la risposta alla crisi sociale della scuola. Un numero crescente di genitori ritira i figli dalla scuola pubblica per istruirli ed educarli in casa, secondo metodi di studio più flessibili, più personalizzati, che puntano alla ricerca e alla scoperta della conoscenza con domande e risposte che sorgono dalla vita stessa. Si evita di percorrere strade standardizzate e di usare ricette preconfezionate. Talvolta più famiglie si uniscono per condurre la stessa esperienza.
La scelta della scuola familiare, o scuola paterna, è avvalorata dai risultati scolastici successivi dei ragazzi che durante l’infanzia sono stati educati in casa. In sintesi, i vantaggi della educazione familiare sono elencati come segue:
a) i bambini apprendono con piacere ed interesse;
b) i ragazzi proseguono negli studi, ottenendo ottimi risultati tanto scolastici quanto professionali;
c) i genitori la considerano una esperienza sociale valida;
d) l’esperienza promuove la formazione del carattere del ragazzo;
e) l’educazione a casa permette di stabilire relazioni forti e significative tra genitori e figli;
f) l’insegnamento personalizzato favorisce lo sviluppo cognitivo ed affettivo del bambino;
g) la socializzazione migliora sul piano dell’apprezzamento dei valori sociali e morali.
La valutazione dell’efficacia dell’educazione paterna e materna, fa in genere riferimento a studi esteri, non italiani, e si limita a dimostrare che anche stando in casa si può apprendere e riuscire nella vita. Si tace completamente circa il valore sociale e politico dell’istruzione scolastica che nel tempo ha significato una importante conquista di civiltà ed un patrimonio comune di inestimabile valore.
Considerazioni e perplessità
Le ricerche sull’argomento mostrano per lo più gli aspetti postivi della homeschooling e per questo è necessario aprire un dibattito più ampio sulla portata dell’esperienza, in termini di valutazione della stessa scuola, tanto pubblica quanto privata.
Non si può trascurare la caduta del luogo comune sulla socializzazione; infatti, i fautori della home education tendono a difendersi dalle critiche sulla perdita di socializzazione dei figli, mostrando dati sull’acquisizione delle competenze sociali dei bambini, ma fanno silenzio ed ignorano la portata culturale della scuola come luogo scelto dalla comunità umana per condividere l’educazione delle giovani generazioni, insieme, nelle difficoltà come nei meriti. Il bambino sottratto alla scuola è privato dell’ambiente di vita che è proprio all’età, ambiente nel quale egli impara con i compagni, incontra insegnanti lodevoli e meno lodevoli, assapora le regole del vivere comune ed apprende a relazionarsi a se stesso, alle altre persone, alle cose che lo circondano e che egli governa con la sua intelligenza e la sua volontà. Il dialogo tra genitori ed insegnanti, la partnership tra famiglia e scuola sono lo strumento e il patto della via sociale all’educazione.
Si possono considerare le ragioni familiari che giustificano la homeschooling, ma è difficile trovare le ragioni pedagogiche dell’autoesclusione dalla scuola. Proprio quando i genitori affermano di voler perseguire bontà, bellezza e verità come ideali dell’educazione, mostrano ai loro figli che nella scuola tutto questo non c’è e, volenti o nolenti, veicolano il messaggio della rinunzia dell’istituzione scolastica a rinnovarsi dall’interno. La comunicazione che riceviamo è che la scuola è schiacciata dal peso delle contraddizioni politiche e che non riesce a trovare il sentiero pedagogico che le è proprio. Da questo punto di vista, i genitori che sostengono la home education non hanno tutti i torti e la loro critica potrebbe effettivamente diventare il lievito del cambiamento, ma perché ciò avvenga è necessario operare dall’interno. L’isolamento dei problemi è la deriva della socializzazione.
Quando la scuola rischia di diventare un campo di conquista del capitale e dell’investimento economico, si fa più fatica a concentrare gli sforzi nella crescita culturale comune. Per socializzare non è più sufficiente prevedere solo momenti di ricreazione e di spazio condiviso, dal quale qualcuno è sempre escluso. La socializzazione è un processo nel quale la persona comprende il significato della sua appartenenza alla società e collabora alla migliore riuscita del suo impegno. Questo cammino non è quasi mai tranquillo e pianificato. Spesso si tratta di un iter turbolento, conflittuale, nel quale la negoziazione dei mezzi compromette il raggiungimento dei fini di progresso condiviso e democratico.
La homeschooling mostra di essere interessata allo sviluppo della persona, a prescindere dalla società, e fa dipendere la riuscita del sistema sociale dalla formazione dell’individuo, eliminando i fattori di disturbo nel percorso. Non c’è conflitto da sostenere e per questo non si attivano neanche i meccanismi della sana competizione. Isolare i figli dal sistema educativo che si considera negativamente, potrebbe essere una buona soluzione per salvare i bambini dalle sconfitte della vita quotidiana.
Eppure questo modo di intendere l’educazione sembra più un tacito affidamento alle critiche di Rousseau alla società che corrompe, piuttosto che una esplicita conferma della società democratica che come tale, per vivere, ha bisogno dell’engagement, dell’essere concerned, in generale, dell’esserci, sia nella forma del consenso che nella forma del conflitto.

 

RISULTATI DELLA RICERCA NEL CAMPO DELL'HOMESCHOOLING Estratto dal libro del prof. Roland Meighan ( Direttore dei programmi scolastici inglesi) : "Home-based education effectiveness research", tradotto:"Ricerca sull'efficienza dell'istruzione familiare", Educational Review - Vol.47, No3, 1995; e da una pubblicazione dell'Associazione inglese Education Otherwise).
Un numero sempre maggiore di famiglie sceglie l'istruzione familiare preferendola alla frequenza scolastica. Le famiglie mostrano una considerevole diversità in motivi, metodi e scopi. Generalmente essi hanno molto successo nel raggiungimento degli obiettivi scelti. Gli educatori familiari spesso si stupiscono di scoprire non solo che l'istruzione familiare funziona, ma che funziona molto bene. La vecchia domanda se i fanciulli istruiti in casa perdono qualcosa è attualmente sostituita da un'altra domanda, ora che si è dimostrata l'evidenza:
PERCHÉ HANNO TANTO SUCCESSO?
La ricerca sull'efficienza dell'istruzione familiare dimostra che questi fanciulli sono generalmente superiori ai loro coetanei scolari per quanto riguarda le abilità sociali, la maturità sociale, la stabilità emotiva, il conseguimento degli studi, la fiducia in sé stessi, le abilità comunicative ed altri aspetti. Questi risultati della ricerca sono molto incoraggianti e rassicuranti per le famiglie che iniziano l'istruzione familiare. È stato fatto osservare che un così alto elogio al successo dell'istruzione familiare può sembrare eccessivo... ma non è così, basta ricordare che il successo dei fanciulli istruiti in casa non è il risultato di un ambiente fortemente domestico con un'intensa pressione per riuscire, ma piuttosto la valida conseguenza dei benefici che l'istruzione familiare può offrire, quali la flessibilità del curriculum, la determinazione dei tempi e dei luoghi, l'abilità di adattare all'individuo lo stile di apprendimento e gli interessi così come l'attenzione individuale che può essere offerta in un siffatto ambiente. E' con cura e deliberazione che si usa la frase "hanno molto successo nel raggiungimento degli obiettivi scelti", in quanto è importante ricordare che il progresso e le prestazioni di ogni fanciullo sono giudicate meglio in termini di obiettivi specifici della famiglia e abilità uniche e individuali del fanciullo, interessi e ambizioni, piuttosto che il giudizio arbitrario su esercitazioni culturali, risultati di esami, test d'intelligenza etc.\ anche se la ricerca dimostra che molti riescono molto bene anche in quest'area. I risultati della ricerca offrono anche un'ulteriore varietà di ragioni sul perché l'istruzione familiare può avere così tanto successo. È stato suggerito che le scuole stesse potrebbero avere molto da imparare sul perché e come l'istruzione familiare funziona così bene, e potrebbero trarre beneficio dall'incorporare la flessibilità e molti altri aspetti dell'istruzione familiare come via per sviluppare in futuro un sistema educativo più efficiente.
LO SVILUPPO SOCIALE: uno studio di Thomas Smedley giunge alla conclusione che i fanciulli istruiti in casa sono più maturi e socializzano meglio di coloro che frequentano la scuola.
Alcune possibili ragioni di ciò emergono da questo studio:
1. La classe rappresenta prevalentemente una comunicazione unilaterale di un fanciullo messo a tacere e si evidenziano pochi scambi significativi. Nell'istruzione familiare si evidenzia il contrario.
2. Le scuole sono il prodotto dell'era industriale con infornate di prodotti uniformi che scorrono su trasportatore a cinghia in passaggi obbligati verso un diploma standardizzato. Perciò la socializzazione avviene con questo tipo di mentalità. L'istruzione familiare, al contrario, lavora per il raggiungimento di risultati educativi più personalizzati.
3. Un aspetto innaturale della scuola è la segregazione per età. Imparare a stare solo coi coetanei non prepara gli studenti all'interazione variegata nella vita con persone più anziane e più giovani. L'istruzione familiare evita questa trappola: s'incontrano persone di varie età in un modo che rispecchia più accuratamente la varietà della società.
4. L'enfasi dell'istruzione familiare sull'autodisciplina e l'apprendimento autogestito e la fiducia in sé stessi che ne deriva, crea giovani capaci di adattarsi alle nuove situazioni e a nuove persone.
L'INTEGRAZIONE SOCIALE: Uno studio su 53 adulti con esperienza d'istruzione familiare è stato condotto da J. Gary Knowles dell'Università del Michigan. Costui ha scoperto che più dei tre quarti, ha provato che l'istruzione familiare li ha veramente aiutati a interagire con la gente di differenti livelli nella società.Quando fu loro chiesto se avessero voluto essere istruiti in casa se avessero potuto tornare indietro, il 96% rispose "SI ". Risposte tipiche erano che " quando mi sposerò e avrò figli certamente li istruirò in casa".Fattori che comunemente erano esaltati dagli adulti osservati erano
1. il curriculum autogestito,
2. l'andamento del lavoro individualizzato
3. la flessibilità del programma dell'istruzione familiare.
Nessuno dei campioni era disoccupato o assistito dallo Stato e due terzi erano sposati - la norma per quel gruppo d'età. Knowles concludeva dicendo che l'idea che ci siano svantaggi sociali nell'istruzione familiare non era sostenuta dall'evidenza, la quale piuttosto dimostrava il contrario.
LO SVILUPPO DELLA CARRIERA: ricerca di Julie Webb concernente lo sviluppo futuro e la carriera dei giovani adulti precedentemente istruiti in casa. Essa mostra come la loro educazione abbia facilitato il loro futuro impiego, ed entra nei dettagli di molti altri aspetti dell'istruzione familiare. Il suo studio PhD fu pubblicato in un libro intitolato "Ragazzi istruiti in casa".
IL PROGRESSO NEGLI STUDI: studio di Brian Ray. L'eccellenza nello studio dei fanciulli istruiti in casa è stata ripetutamente dimostrata dalla ricerca. Studi riportati da Brian Ray pongono i fanciulli istruiti in casa almeno due anni avanti nello sviluppo intellettuale rispetto ai coetanei scolari e talvolta 10 anni avanti. (Di nuovo bisogna specificare che l'"eccellenza" nello studio non è necessariamente una priorità e neanche un obiettivo specifico dell'istruzione familiare: molti altri aspetti quali l'ampiezza e la profondità dell'apprendimento, lo sviluppo bilanciato e olistico del fanciullo e il conseguimento di individui secondo i loro unici interessi e abilità, tutto contribuisce al successo dell'istruzione familiare).
METODI DI APPRENDIMENTO: ricerca di Hornick. Per quanto riguarda le Scienze, Hornick studiò un gruppo di 7 famiglie con figli adolescenti nel Massachusetts per scoprire in che modo si imparino le Scienze nell'istruzione familiare. Egli scoprì che i genitori campioni non insegnavano Scienze ai loro teenagers: i teenagers insegnavano a loro stessi. Il risultato era "un'indagine scientifica di altissima qualità". Gli studenti si comportavano come veri scienziati nell'esplorare fenomeni, formulando ipotesi, progettando e realizzando esperimenti e analizzando e valutando i risultati. La memorizzazione dei testi e le esercitazioni scritte non costituivano il lavoro principale ma i libri di testo venivano usati come fonte di idee e riferimento. Le famiglie vedevano le Scienze come un'attività pratica. Programmi televisivi scientifici erano ampiamente seguiti e gite ai Musei di Scienze, fattorie, centri naturali e parchi naturali costituivano l'elemento principale del curriculum di Scienze. I genitori, con una modesta cultura scientifica, imparavano con i figli piuttosto che dare l'istruzione.... Essi lavoravano con un senso di "momenti d'insegnamento possibile" quando era sveglio l'interesse e la curiosità dei loro teenagers. Ogni famiglia concordava sul fatto che individuare risorse adatte era la chiave per l'insegnamento scientifico e ciò era la giustificazione per l'uso esteso di televisione e gite.
CONCLUSIONI PERSONALI del prof. Meighan. Nel suo libro, lo stesso Meighan arriva a delle conclusioni che ricava dall'esperienza personale e dalle ricerche nel campo dell'Homeschooling pubblicate in questi ultimi anni:
1. La diversità nell'educazione è salutare: perché gli individui sono differenti e le famiglie sono differenti; perché le circostanze sono diverse; perché l'educazione di successo può prendere molte forme (perciò sospettate sempre di "risposte" reggimentali quali la "risposta" del Programma Ministeriale o "la salvezza attraverso gli esami").
2. Le ferite guariscono e i fanciulli possono riprendersi dopo cattive esperienze di studio, specialmente nell'ambiente di sostegno di una famiglia interessata. Ho assistito a ciò troppe volte per pensare che ciò sia un evento insolito.
3. E' attualmente difficile per una scuola normalmente organizzata competere con una famiglia pronta, organizzata ed energica. Solo poche scuole ci si avvicinano appena, come fui capace di osservare quando andai dalle famiglie che istruiscono in casa alla supervisione di studenti nelle scuole e viceversa per più di dieci anni.
4. Lo studio flessibile (e come risultato la produzione di gente flessibile) attualmente può essere trovato più verosimilmente nell'istruzione familiare.
5. Lo studio programmato dallo studente (educazione autonoma) si ritrova attualmente più frequentemente nell'istruzione familiare: le scuole tendono a concentrarsi su "come essere istruiti", mentre le case tendono a insegnare "come imparare". Le scuole perciò tendono ad insegnare ad attaccarsi alle lacune del sapere, le case insegnano come colmarle.
6. La crescita della fiducia attualmente può trovarsi più verosimilmente nelle case.
7. L'educazione non sessista può essere raggiunta più facilmente a casa piuttosto che con i presenti modelli di fare scuola.
8. L'abitudine alla dipendenza dai pari e la "tirannia del gruppo dei pari" prodotta dalla scuola che attua il modello approvato correntemente ufficialmente possono essere contrastati all'istruzione familiare.
9. La rotazione e l'alternanza di varietà di tipi di curriculum è un luogo comune a casa, ma di solito molto più raro a scuola.
10. Le scuole al momento tendono a focalizzare un'educazione unidimensionale, le case più di frequente sviluppano un'educazione multidimensionale.
11. Forme di educazione cooperative e democratiche si riscontrano più verosimilmente in ambienti familiari, a causa della dominanza del modello autoritario di amministrazione della scuola, come ritratto da Davis (1994).
12. La cosiddetta "scuola-fobia" è attualmente più verosimilmente un segno di sanità mentale, mentre la dipendenza dalla scuola è un problema mentale ampiamente non riconosciuto.
13. Le case più delle scuole ottengono "il bambino all'inseguimento del sapere e non il sapere all'inseguimento del bambino" (George Bernard Shaw).
14. Poche famiglie hanno un figlio a scuola ed un altro fuori, con la possibilità di cambiare in ambedue le direzioni basandosi sull'esperienza e i bisogni. Essi sono pionieri di una forma educativa più flessibile. Una via positiva in avanti per il sistema scolastico è raccogliere l'idea derivata dagli educatori familiari di tempo flessibile e scuola flessibile.
http://digilander.libero.it/rhoda2000/scuola_familiare.htm




 
La Scuola Familiare di Siraluna
http://www.siraluna.it/scuolafamiliare.html
La Costituzione Italiana nel Titolo II RAPPORTI ETICO-SOCIALI, dispone che sia un diritto dovere dei genitori fornire un'istruzione ai propri figli. Il legislatore inoltre nel Decreto legislativo 297/94 disciplina le modalità di adempimento all’obbligo scolastico, contemplando tra queste anche la possibilità di provvedere direttamente all’istruzione. Nella circolare ministeriale n 85 Prot. N 17005 del 3/12/2004 viene regolata la modalità di svolgimento degli esami di idoneità per gli alunni delle scuole private e familiari… e ogni anno attraverso una circolare viene regolata la procedura burocratica per l’avviamento della scuola familiare.
Attraverso la nostra esperienza di famiglie affidatarie (ma non solo) abbiamo potuto constatare come talvolta la scuola non rappresenti la soluzione migliore per alcuni bambini che affrontano situazioni particolari. Per questi bambini pensiamo sia giusto che la scuola possa contare su altre esperienze/modalità didattiche, con l'obiettivo di assolvere al difficile compito di farli crescere in modo armonico. La scuola familiare rappresenta una di queste modalità diverse di "fare scuola": permette di riportare l’apprendimento ad un’esperienza naturale, legandola alla quotidianità del bambino. In casa propria, o di altri, la scuola familiare attinge da ciò che si vive ogni giorno gli strumenti per apprendere la lettura, la scrittura, i numeri, l’arte, la musica…
Fondamentale è la composizione di piccolissimi gruppi che permettano alle persone che si rendono disponibili di poter seguire il percorso di apprendimento secondo il ritmo dei bambini: lezioni, pause e lezioni non hanno ritmi prestabiliti! Gli argomenti si snodano su un percorso legato alle curiosità espresse dai bambini, si gioca imparando e questo permette di avere la mente sempre aperta per assorbire ciò che arriva dalle parole, dai segni, dai sentimenti. Allo stesso tempo grande è il rispetto per le necessità di ognuno: se si è stanchi si può rallentare, si può uscire a passeggiare, trovare altri modi per affrontare un argomento difficile, e renderlo così più coinvolgente, stimolante ed interessante. Si possono visitare musei, città, luoghi interessati per la cultura o l’approfondimento di un argomento… fare di una materia un ricco scrigno di scoperte. Tutte le materie hanno la possibilità di essere approfondite e il programma ministeriale viene comunque rispettato in ogni parte, poichè lettura, scrittura, matematica, arte, musica, sport, e ogni altra materia sono in egual misura importanti per la crescita armonica della persona e per la sua vita nel mondo.
Il primo anno di "Scuola Familiare" è stato attivato a settembre 2007, e ha riguardato una bimba di 6 anni con la quale abbiamo affrontando la prima elementare. Abbiamo sempre cercato, senza dimenticare mai di “essere persone di questo mondo”, di sensibilizzare le Istituzioni al problema della sofferenza scolastica che alcuni bambini possono presentare, per le diverse sensibilità che ognuno esprime. Il primo confronto con la scuola ufficiale (fine primo quadrimestre) è stato positivo. Maestre e Direttrice Didattica hanno ascoltato le nostre insegnanti, hanno sfogliato i quaderni della nostra allieva, e non sono state avare di complimenti e suggerimenti. Inutile dire che siamo contenti: non abbiamo trovato un ostacolo, ma persone attente e disponibili. La nostra allieva ha brillantemente superato gli esami di ammissione alla seconda elementare, dimostrando di aver raggiunto buone competenze, e di aver acquisito maggiore sicurezza e stima di sé. Qui di seguito potete leggere i vari programmi scolastici.
Programma di Italiano: lettoscrittura: stampato minuscolo, maiuscolo, corsivo; riconoscimento vocali e consonanti; riconosciamo le lettere, le parole, le frasi, e impariamo a scrivere correttamente staccando tutte le parole; le doppie; lettura di fiabe, storie, filastrocche; creazione di una filastrocca per imparare i mesi dell'anno; scomposizione di storie e fiabe e ricostruzione secondo la corretta cronologia degli eventi; descriviamo le immagini (stimoliamo l'osservazione e la produzione autonoma di pensieri); punteggiatura: il punto, la virgola, il punto esclamativo e il punto interrogativo, l'apostrofo e l'accento; i suoni onomatopeici; semplici giochi linguistici (completa la parola, trova l'aggettivo corretto, ecc...)
Programma di Storia e Geografia: concetto e percezione di tempo, ricostruzione di eventi, la ciclicità: il giorno e la notte, la settimana e i mesi dell'anno, le stagioni, la giornata tipo, il prima e il dopo; concetto di spazio e di coordinate: destra sinistra, in alto e in basso, davanti e dietro, dentro e fuori; lo spazio attraverso il disegno: la mia stanza da letto, il giardino, osserviamo e riportiamo su carta quello che vediamo; planisfero e carte geografiche, localizzazione dei posti conosciuti sulla cartina (Bologna, Emilia Romagna, Italia); le festività e le tradizioni: Halloween, Natale, Pasqua
Programma di Matematica: le principali forme geometriche: il cerchio, il quadrato, il triangolo; i numeri: grafia e quantità; comparazione di quantità: maggiore di, minore di; uso del calendario e dell'orologio per misurare il tempo, del righello per misurare lo spazio; addizioni e sottrazioni, soluzione di piccoli problemi con addizioni e sottrazioni
Programma di Scienze: osserviamo la natura: insetti, piante, animali, i cambiamenti della natura dovuti al clima e alle stagioni; esseri viventi e oggetti inanimati; raggruppare per somiglianze animali, insetti e oggetti e attribuire caratteristiche (date alcune caratteristiche tipo ali, piume, pelo, attribuirle a animali, insetti, ecc...), i cinque sensi; le caratteristiche degli oggetti attraverso la comparazione (più duro, più morbido, più pesante, più leggero...; il corpo umano: approccio (quante mani, quante dita, quanti occhi... cenni sul funzionamento: il cuore, l'apparato digerente...); la terra e alcune sue caratteristiche, le sue risorse, i vulcani; com'è nato l'uomo? La trasformazione da scimmia a uomo
Attività trasversali, esercizio della logica: creazione di un calendario e di un orologio per un primo approccio al concetto di tempo; passeggiate nei prati per fotografare piante e fiori e osservare insetti e spiegarne le attività: le api e il miele, i bruchi che diventano farfalle; uso del pc: le frecce cursore, la barra spaziatrice, il tasto per andare a capo, scrittura a monitor usando la tastiera; costruiamo dei ponpon di lana per l'albero di Natale (usiamo il cartone e il compasso per creare dei cerchi che ci servono per realizzarli); gita a Bologna, con visita alla chiesa di San Petronio a alla Biblioteca Sala Borsa, dove l'allieva ha scelto dei libri da prendere in prestito; trascrizione di ricette golose, questo ci serve per imparare a scrivere meglio, usando testi come guida; dato un certo ambiente, collega ciò che puoi trovarci.
Programma materie artistiche e tecnologia: il programma delle materie artistiche si è svolto con particolare attenzione all'armonico sviluppo psicofisico dell'allieva. la scelta di privilegiare la libertà di espressione non nasce da un'impostazione educativa naturalistica, ma dalla necessità di far vivere emozioni dalle quali, sostenendo il risultato positivo degli elaborai e delle esperienze, potesse emergere consapevolezza della propria capacità di fare. A sostegno di questo percorso sono state scelte attività legate all'espressivitò, alle quali ha fatto da sfondo l'aspetto didattico. Le attività hanno sovrapposto linguaggi artistici diversi, volti da un lato alla sensibilizzazione dell'espressione artistica negli aspetti della vita quotidiana e dall'altro come percorso di ricerca individuale. Il percorso artistico e tecnico si è sviluppato attraverso l'integrazione dei diversi linguaggi artistici, come base di un'espressività unitaria della persona. Lo svolgimento del percorso individuale si è sviluppato in parte in un laboratorio collettivo rivolto in particolare al programma d'arte.
Arte: l'importanza di essere unici; linguaggio espressivo individuale, destrutturazione del linguaggio artistico stereotipato e ricerca di libera espressività; racconto e rappresentazione pittorica, ricerca di espressività artistica attraverso la parola e la narrazione per libera associazione e riconduzione dell'esperienza alla rappresentazione per immagine pittorica (acquarello, tempere, acrilici); l'arte attraverso i materiali quotidiani, l'arte attraverso il riciclo;  uso artigianale di materiali di riciclo, la cartellina dei lavori d'arte. Laboratorio collettivo I grilli: lavori tridimensionali con uso di materiali vari, la casa artistica, dimensione spaziale del paesaggio: casa artistica e fondali; elementi introduttivi della prospettiva; il paesaggio e la prospettiva; l'autoritratto, la musica e il colore
Musica e Movimento: le note, i suoni dell'ambiente, i suoni artificiali, breve introduzione alla partitura tra suoni prodotti e voce; la voce come espressione di emozioni conosciute; introduzione alla scala musicale attraverso la voce; elementi di biodanza, l'emozione di diversi generi musicali, il ritmo e la melodia del corpo(danza), la voce (canto); movimento libero ed espressione corporea; schema corporeo e consapevolezza di sè, movimento strutturato consapevolezza di sè e dell'ambiente
Tecnologia: la casa come spazio di apprendimento, la cucina, ciambella, salame di cioccolata; dallo spazio della cucina alla tecnologia: materiali usati per cucinare e gli ingredienti; cenni di tecnologia della casa nel tempo e in ambienti diversi; osservazione degli aspetti tecnologici della propria casa; materiali utilizzai nella costruzione; professionalità utili alla costruzione della casa; l'elettricità nella casa; l'acqua nella casa; cenni sulla produzione di elettricità; cenni sull'approvvigionamento idrico.
Informatica: utilizzo delle tecnologie informatiche per le ricerche e le attività ricreative; acquisizione di competenze di base nell'uso  dei mezzi informatici: giochi interattivi
Lingua Inglese : introduzione alla lingua inglese; forme di saluto hello, hi; how are you?; scambi d'informazione sul nome e l'identità what's your name? my name is... How old are you? I'm...years old; i numeri da 1 a 10; i colori; altre forme di saluto; yes e no; up down ed istruzioni stand up sit down; gli auguri di Natale; gli oggetti dello zaino e l'arredo dell'aula; istruzioni go to the door, open the window...; le forme di cortesia please, thank you; le parti del corpo; la famiglia; la casa.




 

 
LA SCUOLA PATERNA
http://www.utilecomune.com/scuola_paterna.htm
Scuola paterna, scuola familiare, scuola di casa, homeschooling, sono termini poco diffusi, perchè infatti sono poche le famiglie che conoscono e si avvalgono della possibilità di fare scuola in casa. Le note che seguono servono solo a dare qualche informazione, un primo orientamento alle famiglie che prendono in considerazione questa possibilità, forse per alcuni  addirittura una “novità", una curiosità. La possibilità di fare scuola a casa è una delle alternative previste dala nostra Legislazione, per ciò che riguarda l'istruzione obbligatoria. L'obbligo scolastico può infatti essere assolto presso le scuole elementari e medie di Stato, presso altra Istituzione scolastica parificata o autorizzata ( es. Scuole Private), o tramite istruzione familiare (detta anche scuola paterna, scuola familiare, scuola a casa)
. In questo ultimo caso i genitori: devono attestare di possedere i mezzi e le competenze necessarie allo svolgimento  dell’incarico, devono “comunicare” per iscritto alla Direzione Didattica di appartenenza, la loro decisione devono presentare il proprio figlio agli esami, previa formale domanda di ammissione agli stessi, corredata dal programma svolto.
La Costituzione, fondamento delle leggi dello Stato. così recita all'articolo 30: " È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire, educare i figli. ..nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti ".
All'articolo 33 la Costituzione sottolinea che " l'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento ...Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione... ".
L'articolo 34 parla dell'istruzione obbligatoria: " L'istruzione inferiore, impartita per almeno 8 anni, è obbligatoria e gratuita". poiché il capoverso precedente afferma che la scuola è " aperta a tutti ", si è generalizzato, parlando sempre di "obbligo scolastico".
D.M.330 del 27.05.97, Art. 4 - Scuola familiare e privata autorizzata. Esami di idoneità e licenza. Per scuola familiare si intende l’attività di istruzione elementare svolta direttamente dai genitori o da persona a ciò delegata dai genitori stessi. Gli alunni che assolvono all’obbligo con tale modalità sono ammessi a sostenere gli esami di idoneità o gli esami di licenza in una scuola elementare di Stato, nel circolo di competenza territoriale rispetto alla residenza della famiglia. "omissis".
Da un punto di vista legale è quindi possibile fare scuola a casa, ma è possibile anche da un punto di vista pratico?
Sia in Italia che all'estero (es. Inghilterra) alcune famiglie hanno già sperimentato la scuola familiare, con ottimi risultati. E' necessario ovviamente non solo volere, ma anche potere fare scuola in famiglia, avere cioè tempo, capacità, ma anche spazio in casa, possibilità di verifica e confronto (con insegnanti e coetanei del bambino), un ambiente familiare concorde a questa esperienza. La scuola a casa può essere veramente entusiasmante sia per i genitori che per i bambini. Per realizzare la scuola a casa in maniera soddisfacente, bisogna fare molto lavoro, molta preparazione, molto sacrificio. Non è la stessa cosa accompagnare un bambino a scuola ed avere tutta la mattina libera, rispetto a passare molte ore al fianco di uno o più bambini, studiando tutti i giorni, per anni. E' necessario avere valide motivazioni per iniziare e portare avanti un'esperienza simile: non deve diventare una moda, non è per assecondare un capriccio, non è una scusa per la pigrizia, non è un rimedio ai problemi della scuola pubblica: la scuola familiare richiede infatti grande impegno, responsabilità e sacrificio, e solo una vera convinzione regge poi alle varie ed inevitabili prove. Se vi sono persone decise a tentare l'esperienza della scuola familiare, siamo qui per dar loro una mano.  Alcuni consigli che possiamo dare subito:
1)   Testi. Sia alle elementari che alle medie è bene usare anche i libri consigliati dalla scuola, tenendo conto che  variano nelle diverse sezioni e nel corso degli anni.
Bisogna  scegliere i testi della sezione dove viene insegnata la lingua straniera prescelta. Al momento dell’esame, il bambino viene “inserito” in una classe: è tutto più semplice se i testi  adoperati sono gli stessi. Con l’ultima riforma dovrebbe esserci  più elasticità nei programmi, infatti esiste la possibilità di presentare programmi “ personalizzati”, è indispensabile informarsi presso la scuola.
2) Ore di lezione. C’è un aspetto pratico organizzativo, ed un aspetto disciplinare,  coinvolti nella decisione di come far funzionare la scuola a casa.
è bene stabilire  orari fissi di studio per dare un ritmo e  mantenere un ordine  necessario in un processo educativo. Bisogna fare molta attenzione – soprattutto alle elementari - ad alternare momenti di lavoro calmo e tranquillo a tavolino, con pause, movimenti o  brevi uscite all’aria aperta. Il lavoro che un bambino fa quando è stanco, non è vantaggioso, non soddisfa, non riesce bene, non lascia un buon ricordo e a volte è proprio inutile dal punto di vista del risultato. Crescendo si ha maggiore resistenza alla fatica scolastica, si riesce a stare seduti più a lungo e la suddivisione del tempo nelle tradizionali “ore” corrisponde abbastanza ai ritmi di un ragazzo. La scuola paterna può dare la possibilità di qualche fuori programma interessante. Se, ad esempio, un argomento è particolarmente stimolante, se ne può parlare anche per una mattinata intera, diventando oggetto di una speciale ricerca. (Storia, geografia, scienze, letteratura, ma anche disegno e matematica, e talvolta anche  musica  e lingua straniera, hanno dei collegamenti interessanti, che aprono orizzonti inaspettati e fanno amare di più  la conoscenza, lo studio, la ricerca.) Questo approfondimento spontaneo, che la scuola normalmente non può fare, è qualcosa di bello  e incoraggiante che può e deve essere  occasionale e limitato. C’è un programma da rispettare e terminare   entro un certo tempo, inoltre la vivacità ed anche l’entusiasmo dell’improvvisazione  che scaturisce dalla richiesta “ fuori programma”  possono scadere e diventare banali, se ripetuti sovente.  Molto meglio ritornare ad un buon programma, ben  pensato, preparato ed articolato  in modo tale da essere completo ed efficace.
3) Programmi. Solo un accenno per un argomento complesso, che necessita subito di alcune precisazioni. Parlando di “programmi”, si comprendono due cose:
a)   il preventivo di programma, che anticipa il lavoro del bambino
b)    i programmi da consegnare alla scuola ( che la Direzione Didattica può richiedere molto prima che l’anno scolastico sia terminato) e che devono coincidere col programma veramente svolto.
Nella elaborazione del preventivo di programma   si deve tenere conto che va fatto seguendo le direttive Ministeriali . Questo programma preventivo  deve tenere conto di tutte le materie, della loro estensione nel corso dell’anno, del loro svolgimento, del modo e del tempo che si  intende impiegare. In pratica, prima di cominciare si deve avere un programma dettagliato, materia per materia, suddiviso in trimestri o quadrimestri, (come a scuola)  dal quale ricavare, con largo anticipo, il programma settimanale. è
4) 
E’ bene fare periodicamente delle verifiche e la suddivisone in trimestri, aiuta la verifica,  lasciando il tempo di rimediare ad eventuali lacune. E’ indispensabile scrivere tutto, materia per materia, argomento per argomento; per le  medie sono necessarie 5 ore di lezione ( dalle 8 alle 13) con le varie materie articolate nel corso della settimana, sempre allo stesso modo, con un normale “ diario delle lezioni”.  Bisogna naturalmente tenere conto, nella attribuzione delle ore settimanali, del tempo necessario per lo svolgimento del programma di ogni singola materia.
5) Ripasso e ripassaggio.   Meglio prevedere per i primi giorni, un orario provvisorio in modo da  poter fare qualche variazione.è utile impostare un programma che permetta   di terminare  alcune materie  tra gennaio e  marzo, per avere la possibilità  di un ampio ripasso e rivedere ed approfondire con calma, molti argomenti. Il ripasso è fondamentale ed altrettanto il "ripassaggio”. Il primo è volto soprattutto a rivedere la materia studiata, colmare eventuali lacune e ampliare le conoscenze  consolidando quanto già appreso, il ripassaggio (utilissimo soprattutto alle elementari) serve principalmente a passare di nuovo sullo stesso concetto, usando lo stesso testo, per fare mentalmente il percorso già fatto e vedere come ciò che  ieri sembrava difficile, oggi è facile. Questo ripassaggio non solo sulle nozioni, ma sullo stato emotivo precedente, dà molto coraggio al bambino che ricorda la difficoltà e riconosce che ciò che gli è difficile oggi, con studio e pazienza diventerà semplice.
Quando si pensa di voler fare scuola a casa, c’è ricerca , trasmissione, volontà di continuare , impegno, collaborazione, studio, ampliamento delle conoscenze di base del bambino e attenzione per una buona trasmissione, efficace e valida nei contenuti e nelle forme, volta al raggiungimento di obiettivi via via  sempre più impegnativi e soddisfacenti. Sicuramente si è un po’ più creativi,  attivi e presenti nella vita dei propri figli, e un po’ meno passivi anche nella società . Ma come prepararsi praticamente a fare scuola in casa? Occorrono un luogo, un tempo, una persona.
1) Un luogo. E’ bene, nelle prime fasi, avere un luogo preciso dove fare scuola . Può essere un locale, una scrivania, una cartelletta che viene posata sul tavolo e dà un segnale preciso: io e te facciamo questa bella cosa insieme.
2) Un tempo.  Quantunque un buon educatore sappia riconoscere e mettere a buon frutto ogni variazione, sfumatura, difficoltà, spunto, che il bambino fornisce, e sappia riconoscere e rispettare, tempi e modi di apprendimento momenti di cedimento, stanchezza, genialità o “blocchi” nella comprensione,  in ogni caso,  è bene fin dall’inizio distinguere il tempo della scuola dall’altro tempo, anche se si daranno informazioni, educazione ed istruzione in tutto l’arco della giornata.  Inizialmente, sarà proprio il luogo, o l’oggetto legato alla scuola a darne anche il tempo.
All’inizio sarà un periodo di tempo  molto limitato… da pochi minuti  in su a seconda  dell’età del bambino, e non necessariamente tutti i giorni. E’ bene scegliere il momento migliore della giornata,  quando il bambino è più disponibile e desideroso di fare qualcosa di nuovo e noi ne abbiamo il tempo.
3) Una persona. E' bene sia una sola persona a fare scuola: il riferimento fisso  è importante per il bambino, gli dà sicurezza, mentre la varietà e la pluralità, nelle prime fasi, sono controproducenti.





John Taylor Gatto - Come l'istruzione pubblica mutila i nostri ragazzi e perchè
Ho insegnato per trent'anni in alcune delle peggiori scuole a Manhattan, e in alcune delle migliori, e durante questo periodo sono diventato un esperto in noia. La noia era ovunque nel mio mondo, e se chiedevi ai ragazzi, come facevo spesso, perché si sentissero così annoiati, davano sempre le stesse risposte: dicevano che il lavoro era stupido, che non aveva senso, che lo sapevano già. Dicevano di voler fare qualcosa di reale, non solo starsene seduti senza far nulla. Dicevano che gli insegnanti non sembravano saperne molto delle loro materie e chiaramente non erano interessati ad impararne di più. E i ragazzi avevano ragione: gli insegnanti erano annoiati tanto quanto loro. La noia è la condizione comune degli insegnanti, e chiunque abbia passato del tempo in un'aula insegnanti può garantire che vi si possano trovare scarsa energia, lagnanze, e abbattimento. Alla domanda perché si sentissero così annoiati, gli insegnanti erano soliti incolpare i ragazzi, come c'era da aspettarsi. Chi non si annoierebbe ad insegnare a dei ragazzi che sono maleducati ed interessati solo ai voti? Ammesso che li interessino almeno quelli.
Ovviamente, gli insegnanti sono loro stessi un prodotto degli stessi dodici anni di programmi didattici coercitivi che tanto annoiano i loro studenti, e il tutto mentre il personale scolastico è intrappolato in strutture persino più rigide di quelle imposte ai ragazzi.
Allora, chi dobbiamo incolpare? Tutti noi. Me lo ha insegnato mio nonno. Un pomeriggio, quando avevo 7 anni, mi lamentai con lui della noia, e lui mi picchiò violentemente sulla testa. Mi disse che non avrei dovuto usare mai più quel termine in sua presenza, e che se ero annoiato era colpa mia e di nessun altro. L'obbligo di divertirmi ed istruirmi era del tutto mio; le persone che non lo sapevano erano infantili, da evitare, se possibile. Certamente persone a cui non prestare fiducia. Quell'episodio mi curò dalla noia per sempre, e qua e là nel corso degli anni fui in grado di trasmettere la lezione a qualche notevole studente. Ma in generale, trovai futile mettere in discussione la nozione ufficiale che la noia e l'infantilità fossero lo stato naturale nella classe. Spesso dovetti sfidare le consuetudini, e persino piegare la legge, per aiutare i ragazzi ad uscire da questa trappola.
L'impero ha colpito ancora, naturalmente; gli adulti infantili uniscono regolarmente l'avversione con la slealtà. Una volta tornai da un periodo di congedo da malattia per scoprire che tutte le prove che la scuola mi aveva concesso il permesso di assenza erano state distrutte di proposito, che il mio lavoro era finito, e che non possedevo più nemmeno una licenza di insegnamento. Dopo nove mesi di tormentati sforzi fui in grado di riavere la licenza quando una segretaria scolastica testimoniò di aver visto svolgersi il complotto. Nel frattempo la mia famiglia soffrì più di quanto vorrei ricordare.
Quando finalmente andai in pensione, nel 1991, avevo ragioni più che sufficienti per considerare le nostre scuole - con la loro reclusione forzata a lungo termine a mo' di prigione sia degli insegnanti che degli studenti – come a effettive fabbriche di infantilità. Ma onestamente non riuscivo a capire perché dovesse essere così. La mia esperienza mi aveva rivelato quel che, indubbiamente, molti altri insegnanti apprendono col tempo ma tengono per sè, temendo rappresaglie: se volessimo, potremmo facilmente ed economicamente liberarci di strutture vecchie e stupide ed aiutare i ragazzi a prendere un'educazione piuttosto che meramente ricevere un'istruzione.
Potremmo incoraggiare le migliori qualità della gioventù - curiosità, avventura, determinazione, capacità di intuizioni sorprendenti - semplicemente con una maggiore flessibilità sul tempo, i test ed i compiti, facendo conoscere ai ragazzi degli adulti davvero competenti in questo o quel settore della società, e dando ad ogni studente quell'autonomia di cui ha bisogno per poter anche rischiare, qualche volta. Ma non lo facciamo. E più chiedevo perché no, persistendo nel pensare al "problema" dell'istruzione come farebbe un ingegnere, più mancavo il punto: e se non ci fosse alcun "problema" con le nostre scuole? E se esse fossero come sono, così costosamente contraddicenti il senso comune e una lunga esperienza nel modo in cui i bambini imparano le cose, non perché stiano facendo qualcosa di sbagliato, ma perché stanno facendo quel che devono?
È possibile che George W. Bush abbia accidentalmente detto la verità quando dichiarò che non avremmo "lasciato indietro nessun bambino"?
Potrebbe essere che le nostre scuole siano progettate per assicurarsi che nessuno possa mai davvero diventare grande?
Abbiamo davvero bisogno della scuola?
Non intendo l'educazione, ma solo l'istruzione forzata: sei classi al giorno, cinque giorni alla settimana, nove mesi all'anno, per dodici anni. E' davvero necessaria questa routine mortale? E se lo è, per quale scopo? Non nascondetevi dietro il "leggere, scrivere e far di conto" come se fossero una ragione, in quanto 2 milioni di felici ragazzi che studiano a casa hanno sicuramente messo fine ad una tale banale giustificazione. Anche se non lo avessero fatto, un numero considerevole di ben noti Americani non è mai passato nel compressore di dodici anni che attraversano ora i nostri ragazzi, e tutti loro si sono rivelati persone per bene. George Washington, Benjamin Franklin, Thomas Jefferson, Abraham Lincoln? Qualcuno insegnò loro, certo, ma non erano prodotti di un sistema scolastico, e nessuno di loro è mai stato "diplomato" in una scuola secondaria. Durante la maggior parte della storia americana, generalmente i ragazzi non andarono alla scuola superiore, ma i non-scolarizzati ascesero fino ad essere ammiragli, come Farragut; inventori, come Edison; magnati dell'industria, come Carnegie e Rockefeller; scrittori, come Melville e Twain e Conrad; e persino studiosi, come Margaret Mead. Infatti, fino ad un periodo relativamente recente, le persone che raggiungevano l'età di 13 anni non erano più considerate come fanciulli. Ariel Durant, co-autrice insieme a suo marito Will di una enorme ed ottima storia del mondo multi-volume, era felicemente sposata a quindici anni, e chi potrebbe ragionevolmente affermare che Ariel Durant era una persona non-educata? Non istruita, forse, ma non non-educata.In questo paese ci hanno insegnato (ossia, istruito) a pensare al "successo" come ad un sinonimo, o almeno come dipendente, dalla "istruzione", ma storicamente non è vero né in senso intellettuale, né economico. E molte persone nel mondo di oggi trovano un modo per educarsi senza ricorrere ad un sistema coercitivo di scuole superiori che troppo spesso ricorda le prigioni. Perché, dunque, gli Statunitensi confondono l'educazione proprio con un tale sistema? Qual'è esattamente lo scopo delle nostre scuole pubbliche? L'istruzione di massa coercitiva ha affondato i denti negli Stati Uniti tra il 1905 e il 1915, nonostante fosse stata concepita molto prima e promossa per la maggior parte del diciannovesimo secolo. La ragione data per questo enorme sconvolgimento della vita famigliare e delle tradizioni culturali era, grosso modo, triplice:
1) Creare delle buone persone.
2) Creare dei buoni cittadini.
3) Fare di ogni persona il suo meglio personale.
Questi obbiettivi vengono regolarmente tirati fuori ancora oggi, e la maggior parte di noi li accetta in una forma o nell'altra come una definizione decente di scopo dell'educazione pubblica, sebbene le scuole non li raggiungano. Siamo in torto marcio. Ad aggravare il nostro errore c'è il fatto che la letteratura nazionale registra numerose e sorprendentemente consistenti dichiarazioni del vero scopo della scuola dell'obbligo. Abbiamo, per esempio, il grande H. L. Mencken, che scrisse su The American Mercury nell'aprile 1924 che lo scopo dell'educazione pubblica non è colmare di conoscenza i giovani della specie e svegliare la loro intelligenza... Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Lo scopo... è semplicemente ridurre quanti più individui possibile allo stesso livello di sicurezza, per alimentare ed addestrare una cittadinanza standardizzata, per reprimere il dissenso e l'originalità. Questo è lo scopo negli Stati Uniti... ed è lo scopo in ogni altro posto.
A causa della reputazione di Mencken come autore satirico, potremmo essere tentati di scartare questo brano come una forma di sarcasmo iperbolico. Il suo articolo, comunque, va avanti facendo risalire il modello per il nostro sistema educativo fino all'oramai scomparso, sebbene mai da dimenticare, stato militare della Prussia. E nonostante egli fosse certamente consapevole dell'ironia che eravamo da poco stati in guerra con la Germania, erede del pensiero e della cultura di Prussia, Mencken era del tutto serio in questo punto. Il nostro sistema educativo è davvero prussiano in origine, e questo è davvero un motivo di preoccupazione.Lo strano fatto di una provenienza prussiana delle nostre scuole rispunta ancora e ancora quando sai di poterla cercare. William James alluse ad essa molte volte, all'inizio del secolo. Orestes Brownson, l'eroe del libro di Christopher Lasch risalente al 1991, The True and Only Heaven, già negli anni '40 dell'800 denunciava pubblicamente la prussianizzazione delle scuole americane. Il "Settimo Rapporto Annuale" di Horace Mann al Consiglio per l'Educazione dello Stato di Massachusetts, nel 1843, è essenzialmente un peana alla terra di Federico il Grande e un appello ad importare qui la sua scuola. Che la cultura prussiana si profilasse enorme negli Stati Uniti non sorprende, data la nostra remota associazione con quello stato utopico. Un Prussiano prestò servizio come aiutante di campo del comandante in capo George Washington durante la Guerra Rivoluzionaria, ed erano talmente tante le persone che parlavano tedesco stabilitesi qui che nel 1795 il Congresso considerò di pubblicare un'edizione in lingua tedesca delle leggi federali. Ma quel che scuote è che abbiamo così entusiasticamente adottato uno dei peggiori aspetti della cultura prussiana: un sistema educativo deliberatamente ideato per produrre intelletti mediocri, per frustrare la vita interiore, per negare agli studenti doti apprezzabili di leadership, e per assicurarsi cittadini docili ed incompleti - tutto per rendere la popolazione "gestibile".Fu grazie a James Bryant Conant - presidente di Harvard per vent'anni, specialista di gas velenoso durante la prima guerra mondiale, un direttore del progetto per la bomba atomica durante la seconda guerra mondiale, alto commissario della zona statunitense in Germania dopo il conflitto, e una delle figure realmente più influenti del ventesimo secolo - che ebbi sentore dei veri scopi dell'istruzione Usa. Senza Conant, probabilmente non avremmo lo stesso stile e grado di test standardizzati di cui godiamo oggi, né saremmo benedetti con gargantuesche scuole superiori che immagazzinano dai 2.000 ai 4.000 studenti alla volta, come la famosa Columbine High School a Littleton, Colorado (3). Poco dopo che mi ritirai dall'insegnamento, presi in mano il libro di Conant del 1959, The Child the Parent and the State (4) e fui più che un po' intrigato dal vederlo menzionare di sfuggita che le scuole moderne da noi frequentate sono il risultato di una "rivoluzione" architettata tra il 1905 e il 1930. Una rivoluzione? Evita di approfondire, ma indirizza i curiosi e gli ignari al libro di Alexander Inglis del 1918, Principles of Secondary Education, in cui "si vide questa rivoluzione con gli occhi di un rivoluzionario".Inglis, il cui nome è stato dato ad un corso di conferenze ad Harvard, rende perfettamente chiaro che l'istruzione coercitiva in questo continente era intesa ad essere esattamente quel che era stata per la Prussia negli anni '20 dell'800: una quinta colonna nel movimento democratico in ascesa che minacciava di dare ai contadini e ai proletari una voce nel tavolo delle trattative. L'istruzione moderna, industrializzata, e obbligatoria doveva eseguire una sorta di incisione chirurgica nella potenziale unità di queste sotto-classi. Dividere i bambini per materie, e per età, con moltissime valutazioni mediante i test, e con molti altri mezzi più subdoli, ed era improbabile che una massa ignorante di esseri umani, separati nell'infanzia, si sarebbe mai reintegrata in una pericolosa unità.Inglis scompone lo scopo - il vero scopo - dell'istruzione moderna in sei funzioni di base, ognuna delle quali è sufficiente a far drizzare i capelli di quelli abbastanza innocenti da credere ai tre obbiettivi dichiarati esposti in precedenza:
1) La funzione aggiustativa o adattativa. Le scuole devono fondare delle abitudini fisse di reazione all'autorità. Questo, ovviamente, preclude del tutto il giudizio critico. Inoltre, ciò distrugge l'idea che dovrebbe essere insegnato del materiale utile od interessante, perché non puoi fare dei controlli dell'obbedienza riflessiva finché non sai di poter far imparare, e far fare, ai ragazzi cose folli e noiose.
2) La funzione integrativa. Questa potrebbe essere chiamata "la funzione di conformità", perché il suo intento è rendere i bambini quanto più simili possibile. Le persone che si conformano sono prevedibili, e questo è di grande utilità a quelli che desiderano bardare e manipolare un'ampia forza lavoro.
3) La funzione diagnostica e direttiva. La scuola deve determinare l'adeguato ruolo sociale di ogni studente. Ciò viene fatto registrando prove matematiche e aneddotiche su registri cumulativi. Come nel "tuo schedario permanente". Sì, ne hai uno.
4) La funzione differenziativa. Una volta che il loro ruolo sociale è stato "diagnosticato", i bambini vanno divisi per ruolo e addestrati solo quanto merita la loro destinazione nella macchina sociale - e non un attimo di più. Ecco il "meglio personale" dei ragazzi.
5) La funzione selettiva. Essa non si riferisce affatto alla scelta umana, ma alla teoria della selezione naturale di Darwin applicata a quelle che egli chiamò "le razze favorite". In breve, l'idea è far procedere le cose tentando coscientemente di migliorare il bestiame da riproduzione. Le scuole devono marcare gli inadatti –- con voti bassi, corsi di recupero, ed altre punizioni -- abbastanza chiaramente che i loro compagni li accetteranno come inferiori e li interdiranno dalle lotterie riproduttive. Ecco a cosa servono tutte quelle piccole umiliazioni dalla prima elementare in su: acqua per lavare via lo sporco.
6) La funzione propedeutica. Il sistema societario implicato da queste regole richiederà un gruppo elitario di guardiani. A quel fine, ad una piccola frazione di ragazzi sarà silenziosamente insegnato come gestire questo progetto continuo, come osservare e controllare una popolazione deliberatamente istupidita e a cui sono stati tolti gli artigli in modo che il governo possa procedere senza contestazioni e le aziende non debbano più preoccuparsi di come avere una classe lavoratrice obbediente.
Questo, sfortunatamente, è lo scopo dell'educazione pubblica coercitiva in questo paese. E se credete che Inglis fosse un maniaco isolato con una posizione fin troppo cinica sull'industria educativa, dovreste sapere che non era affatto solo nel sostenere queste idee. Lo stesso Conant, basandosi sulle idee di Horace Mann ed altri, si batté senza sosta per un sistema scolastico statunitense ideato sulle stesse direttive. Uomini come George Peabody, che finanziò la causa dell'istruzione obbligatoria nel Sud, capirono sicuramente che il sistema prussiano era utile nel creare non solo un elettorato inoffensivo e una forza-lavoro servile, ma anche un gregge di consumatori idioti. Col tempo molti giganti dell'industria giunsero a riconoscere gli enormi profitti possibili coltivando e badando proprio ad un tale gregge mediante l'educazione pubblica. Tra di loro: Andrew Carnegie e John D. Rockefeller.Eccoci. Ora lo sapete. Non abbiamo bisogno del concetto di guerra tra le classi di Karl Marx per vedere che istupidire le persone, demoralizzarle, dividerle le une dalle altre e scartarle se non si conformano è tutto negli interessi del complesso gestionale, economico e politico. La nozione di 'classe' può essere adottata come la base della proposta, come quando Woodrow Wilson, allora Presidente dell'Università di Princeton, disse quanto segue all'Associazione degli Insegnanti Scolastici della città di New York nel 1909: "Vogliamo una classe di persone che abbia un'educazione liberale, e vogliamo un'altra classe di persone, una classe molto più ampia, necessariamente, in ogni società, che rinunci ai privilegi di un'educazione liberale e si conformi a eseguire specifici ed impegnativi compiti manuali". Ma non è affatto necessario che i motivi dietro le disgustose decisioni atte a creare questi fini siano basati sulla classe. Possono scaturire semplicemente dalla paura, o dall'idea ormai famigliare che la cosiddetta "efficienza" sia la virtù primaria, al posto di amore, libertà, gioia o speranza. Soprattutto, possono scaturire dalla semplice avidità.C'erano vaste fortune da fare, dopotutto, in un'economia basata sulla produzione di massa e organizzata per favorire le grandi aziende piuttosto che quelle piccole o la fattoria famigliare. Ma la produzione di massa richiede un consumo di massa, e alla volta del ventesimo secolo la maggior parte degli Statunitensi considerava innaturale e poco saggio fare cose di cui non aveva davvero bisogno. L'istruzione coercitiva è stata una manna, in questo senso. La scuola non aveva bisogno di insegnare ai bambini in modo diretto a pensare che avrebbero dovuto consumare non-stop, perché ha fatto qualcosa di ancora meglio: li ha incoraggiati a non pensare affatto. E questo li ha resi bersagli facili per un'altra grande invenzione dell'era moderna - il marketing.Ora, non dovete aver studiato marketing per sapere che ci sono due gruppi di persone che possono sempre essere convinti a consumare più di quanto abbiano bisogno: i dipendenti [nel senso di "dipendente da qualcosa", come "tossicodipendente" – ndt] e i bambini. La scuola ha fatto un buon lavoro nel trasformare i nostri figli in dipendenti, ma ha fatto un lavoro spettacolare nel trasformare i nostri bambini in bambini. Di nuovo, non è un caso. I teorici da Platone a Rousseau al nostro dottor Inglis sapevano che se i bambini potevano essere rinchiusi con altri bambini, privati di responsabilità ed indipendenza, incoraggiati a sviluppare solo le banalizzanti emozioni di avidità, invidia, gelosia, e paura, cresceranno in età ma non diverranno mai grandi. Nell'edizione del 1934 del suo allora ben noto libro Public Education in the United States (5), Ellwood P. Cubberley spiegò in dettaglio ed esaltò il modo in cui la strategia di progressivi ampliamenti scolastici avesse prolungato l'infanzia da due a sei anni, nonostante l'istruzione obbligatoria fosse ancora una novità. Lo stesso Cubberley — che era decano della Facoltà di Educazione a Stanford University, un curatore di libri di testo alla Houghton Mifflin [notevole casa editrice di testi scolastici – ndt], oltre che amico e corrispondente di Conant ad Harvard — aveva scritto quanto segue nell'edizione del 1922 del suo libro Public School Administration: "Le nostre scuole sono... fabbriche in cui i prodotti grezzi (i fanciulli) devono essere modellati e foggiati... Ed è compito della scuola costruire i suoi alluni secondo le specifiche stabilite".È perfettamente ovvio dalla nostra società di oggi quali erano quelle specifiche. La maturità è stata bandita da quasi ogni aspetto della nostra vita. Le leggi sul divorzio facile hanno rimosso la necessità di lavorare sulle relazioni; il credito facile ha rimosso la necessità dell'auto-controllo fiscale; il divertimento facile ha rimosso la necessità di imparare a divertirsi; le risposte facili hanno rimosso la necessità di fare domande. Siamo diventati una nazione di bambini, lieti di cedere i nostri giudizi e voleri alle esortazioni politiche e alle lusinghe commerciali che dovrebbero essere un insulto per dei veri adulti. Compriamo televisori, e poi compriamo le cose che vediamo sul televisore. Compriamo computer, e poi compriamo le cose che vediamo al computer. Compriamo scarpe da ginnastica da 150 dollari sia che ne abbiamo bisogno o meno, e quando deperiscono troppo presto ne compriamo un altro paio. Guidiamo SUV e crediamo alla bugia che costituiscano una sorta di assicurazione sulla vita, anche quando siamo capovolti dentro uno di essi. Ora le buone notizie. Una volta che avete capito la logica dietro l'istruzione moderna, i suoi trucchi e le sue trappole sono piuttosto facili da evitare. La scuola addestra i bambini ad essere impiegati e consumatori; insegnateli ad essere leader e avventurieri. La scuola addestra i bambini ad obbedire riflessivamente; insegnate ai vostri figli a pensare criticamente ed indipendentemente. I ragazzi ben istruiti hanno una bassa soglia della noia; aiutate i vostri a sviluppare una vita interna in modo da non essere mai annoiati. Sollecitate i vostri ragazzi a provare del materiale serio, in storia, letteratura, filosofia, musica, arte, economia, teologia - tutto quello che gli insegnanti sanno benissimo evitare. Sfidate i vostri ragazzi con molta solitudine, così che imparino a godere della loro stessa compagnia, a condurre dialoghi interni. Le persone ben istruite sono condizionate a temere la solitudine, e cercano una costante compagnia con la TV, il computer, il telefonino, e con amicizie poco profonde, presto acquisite e presto abbandonate. I vostri figli dovrebbero avere una vita più significativa, e possono averla.Prima, però, dobbiamo svegliarci riguardo a quel che sono davvero le scuole: laboratori di sperimentazione su giovani menti, centri di addestramento per le abitudini e gli atteggiamenti che richiede la società aziendale. L'educazione coercitiva serve ai bambini solo accidentalmente; il suo reale scopo è trasformali in servi. Non lasciate che anche i vostri figli abbiano delle infanzie estese, anche solo per un altro giorno. Se David Farragut poté prendere il commando da pre-adolescente di una nave da guerra britannica conquistata , se Thomas Edison poté pubblicare un manifesto all'età di 12 anni, se Benjamin Franklin poté impratichirsi ad un tipografo alla stessa età (e poi intraprendere un corso di studi che stupirebbe un senior di Yale oggi), è inesprimibile quello che potrebbero fare i vostri ragazzi. Dopo una lunga vita, e trent'anni nelle trincee della scuola pubblica, ho concluso che il genio è comune come lo sporco. Sopprimiamo il nostro genio solo perché non ci siamo ancora immaginati come gestire una popolazione di uomini e donne educati. La soluzione, penso, è semplice e gloriosa. Lasciare che si gestiscano da soli.
John Taylor Gatto è un ex insegnante dell'anno della città e dello stato di New York, e autore, più recentemente, di The Underground History of American Education.  Potete trovare il suo sito web
qui.
(Scelto da ANTON KLEUTGEN e tradotto da CARLO MARTINI per www.comedonchisciotte.org)

IL GIORNALE DI VICENZA

Lunedì 08 Marzo 2010 SPECIALI Pagina 7

IL CASO. La sentenza di un giudice del Tennessee fa discutere


GLI USA DANNO
ASILO POLITICO
A 7 TEDESCHI

La famiglia Romeike voleva istruire i propri cinque figli a casa In Germania è vietato dalla legge e così si sono rifugiati Oltreoceano

C’è una famiglia tedesca, marito, moglie e cinque figli, che ha chiesto, e ottenuto (in prima istanza) asilo politico negli Stati Uniti. No, non è l’inizio di una fiction ambientata nella Germania nazista. Siamo nel 2010, la Germania è il fulcro dell’Unione europea, dove democrazia e libertà, almeno quelle, sono garantite. Eppure, secondo il giudice Lawrence O. Burman, di Memphis, Tennessee, Uwe e Annelore Romeike hanno diritto a ottenere asilo politico perché il paese d’origine, la Germania, appunto, non consente loro di tenere a casa dalla scuola tradizionale i figli e attuare, in sostituzione, un programma d’istruzione fatto in casa.
«In una sentenza scritta con parole molto dure - riporta Campbell Robertson sul New York Times, il quotidiano che ha seguito la vicenda - il giudice Lawrence O. Burman ha denunciato la politica tedesca, definendola "assolutamente inaccettabile", e ha espresso il proprio shock nei confronti di un governo che ha perseguitati questi genitori sostenitori dell’home-schooling, arrivando a prendere in custodia i figli».
La storia ha dell’incredibile. Più che altro perché non risultano ca si analoghi di richieste di asilo politico chieste e concesse da cittadini e stati facenti parte di quella comunità di valori condivisi che potremmo riassumere nelle scarna definizione di democrazie occidentali. Per capirci, se un iraniano chiede asilo politico negli Usa, nessuno fa un plissè; se lo fa un tedesco, la reazione è, come minimo, di stupore.
Vuoi vedere che gli Stati Uniti considerano la Germania uno stato che minaccia i diritti civili dei propri cittadini? La concessione dell’asilo politico da parte di una corte di giustizia del Tennessee accredita questa tesi. Almeno dal punto di vista della libe! rtà d’istruzione ai figli.
Il fattore chiave è l’home-schooling, cioè, traducendo in maniera un po’ brutale, la scuola fatta in casa. Negli Stati Uniti è abbastanza diffusa la pratica di una mamma-maestra, o di un tutore, che si incarica di insegnare ai propri figli i programmi scolastici seguendo un proprio criterio, tenendo però presente che, al termine, ci sarà comunque un esame pubblico da sostenere per verificare il grado di preparazione raggiunto dai ragazzi. I Romeike, ferventi cristiani, volevano a tutti i costi provvedere in proprio all’istruzione dei figli e questo ha creato loro grossi problemi in patria.
«La Germania - spiega il New York Times - è praticamente l'unico paese in Europa che richiede obbligatoriamente la frequenza da parte dei giovani di una delle scuole ufficialmente riconosciute. La scuola può essere anche privata o religiosa, ma comunque una scuola. Eccezioni possono essere fatte solo per motivi di salute, ma non per obiezioni di principio».
I Romeike hanno spiegato al quotidiano che il loro obiettivo era quello di sottrarre i propri figli all’andazzo delle scuole tedesche, giudicato poco efficiente, oltre che poco edificante, per motivi legati ai comportamenti di studenti e insegnanti. Ora, si può discutere e respingere queste convinzioni come eccessivamente p reoccupate, ma è un fatto che in Germania a questi genitori non veniva concessa l’alternativa dell’home-schooling.
Uwe Romeike ha raccontato al Nyt che in Germania le persone come lui sono considerate come fondamentalisti religiosi che non vogliono che i propri figli conoscano come funzioni davvero il mondo. «Io non mi aspetto che la scuola insegni i precetti della Bibbia - ha spiegato il padre dei cinque figli che a Morristown, Tennessee, adesso frequentano a casa le lezioni tenute dalla madre - ma sono convinto che parte del programma dovrebbe essere improntato all’educazione della persona. Voglio che i! miei fig! li conoscano la verità e conoscano come funziona il mondo, in modo che abbiano gli strumenti per affrontarlo».
Quello che ha convinto il giudice ad accogliere l’istanza della famiglia Romeike è stato l’atteggiamento punitivo del governo tedesco nei loro confronti. Partendo dal presupposto che l’istruzione è obbligatoria e che i bambini devono frequentare la scuola, le autorità tedesche hanno multato più volte i Romeike (per un totale di 8 mila euro circa), arrivando a minacciare i genitori che avrebbero perso la custodia dei figli qualora avessero insistito con questo atteggiamento. Una mattina si è addirittura presentata una pattuglia della polizia a casa per caricare i figli in un van per portarli a scuola.
In quel momento i Romeike hanno cominciato a guardarsi intorno e, visto che tutti gli appelli destinati a vedere accolte le proprie richieste in patria non hanno avuto buon esito, hanno cominciato a guardarsi intorno, a studiare l’argomento. «A una conferenza per home-schoolers del 2007 - rivela il Nyt - la coppia ha conosciuto Mike Donnelly, l’avvocato di un’organizzazione situata in Virginia». E da lì è venuta l’idea di partire con questa battaglia, che peraltro, in casi precedenti, non era stata coronata da successo.
«Siamo davvero sorpresi - ha dichiarato Lutz G 46;rgens, console generale tedesco ad Atlanta - perché consideriamo eccellente il nostro sistema scolastico». Il Dipartimento americano della Sicurezza nazionale, forse per non irritare Berlino, ha presentato appello di fronte alla sentenza di accoglimento di asilo politico.
«Romeike - conclude il Nyt - ha detto che vorrebbe tornare in Germania se le leggi diventassero più concilianti con l’home-schooling». Per ora resta a Morristown, Tennessee.
 

IL GIORNALE DI VICENZA

 
 
 
 
Lunedì 08 Marzo 2010 SPECIALI Pagina 7

 
 
 
NORMATIVA. La possibilità si chiama istruzione parentale


In Italia l’opzione c’è
Tutti i metodi da seguire



In Italia un caso Romeike non sarebbe mai potuto accadere. È interessante comunque capire come funziona l’home-schooling da noi. Così lo spiega il sito Pianeta mamma.
«L'home- schooling, o 'scuola in casa' è l'educazione dei propri bimbi non all'interno di una scuola tradizionale (pubblica o privata che sia), bensì in una scuola familiare. Tipicamente la scuola familiare è diretta dai genitori dei bambini, ma può anche essere gestita da un tutor. Se una volta l'educazione si svolgeva spesso in casa, con l'aiuto di precettori privati, soprattutto nelle famiglie benestanti e di una certa classe sociale, oggi, nell'accezione più moderna del termine, si parla invece di homeschooling come alternativa all'istruzione formale, che può essere esercitata a qualunque livello sociale. I genitori dei bambini che praticano l'homeschooling citano molte ragioni a favore di questa scelta ancora così particolare e in un certo senso poco conosciuta: test accademici con risultati sopra la norma, carenze educative e strutturali della scuola pubblica, rafforzamento del carattere del bambino, che vive in un ambiente tagliato su misura per lui, in cui può imparare un maggior esercizio della su a autostima».
«Nell'esercizio dell'homeschooling, si utilizzano numerosi e variegati metodi didattici e materiali, anche a seconda della propria ispirazione pedagogica: alcune famiglie si ispirano ai principi di Charlotte Mason. Sicuramente, tra questi, Montessori e Waldorf sono i più apprezzati, e spesso i vari approcci didattici ed educativi vendono mescolati, per dar luogo a un'educazione più sfaccettata e completa. In Italia l'home-schooling, che è chiamato istruzione parentale, è legale ma non molto comune: i bambini possono essere registrati a scuola sostenendo degli esami finali (l'esame di l! icenzia media). I genitori sono però tenuti a motivare e comunicare la scelta dell'home-schooling ad inizio di ogni anno scolastico. In Italia vige l'obbligo di istruzione».
 



per inviarmi i tuoi commenti clicca sull'immagine sottostante:





Per pubblicare gli annunci sul nostro sito web utilizziamo aziende pubblicitarie indipendenti. Queste aziende possono utilizzare questi dati (che non includono il tuo nome, indirizzo, indirizzo email o numero di telefono) sulle tue visite a questo e altri siti web per creare annunci pubblicitari su prodotti e servizi che potrebbero interessarti. Se desideri ulteriori informazioni a questo proposito e per conoscere le opzioni disponibili per impedire l'utilizzo di tali dati da parte di queste aziende, fai clic qui.




Sito web
Mysito.Info Siti web
realizzati con MySito.info
HOMEPAGESCUOLA MONTESSORISCUOLA STEINERIANA o WaldorfMATERIALE DIDATTICO AREA LINGUISTICO-ESPRESSIVA: Italiano, Inglese, Musica, Corpo movimento sport.MATERIALE DIDATTICO AREA MATEMATICO-SCIENTIFICO-TECNOLOGICA matematica, scienze, tecnologia.MATERIALE DIDATTICO AREA STORICO-GEOGRAFICA Storia, Geografia, Cittadinanza e Costituzione